Tutti i collaboratori hanno condotto la collazione dei manoscritti seguendo le stesse regole. Il testo di riferimento per la collazione è quello dell’edizione curata da R.A.B. Mynors (P. Vergili Maronis opera, Oxford 19722).
L’apparato è negativo e registra quasi tutte le varianti, comprese quelle ortografiche, nonché gli interventi di correzione ed espunzione. Ecco le principali regole seguite per indicare la distinzione tra le mani e le oscillazioni ortografiche.
DISTINZIONE TRA LE MANI
a, a1= prima mano
a*= mano di un copista recenziore
an = mano di un correttore n-esimo
In generale il simbolo a indica la lettura del codice, ma a volte è usato anche in presenza di correzioni segnalabili per via grafica, specie per le rasure, per cui non è possibile l’attribuzione, e per le aggiunte di lettere nell’ interlineo nei casi in cui non sia chiara la differenza di mano. Le lettere erase sono indicate all’interno di doppie parentesi quadre (simbolo [[ ]]); se non sono leggibili, si scrive al loro posto un punto. Per le lettere depennate o espunte sono usate diciture del tipo: Lauiniaque] alteram litt. i del.a. Le lettere aggiunte nell’interlineo sono segnalate tra apici (‘i’). Le lettere sovrascritte ad altre copiate in precedenza sono incluse tra due tratti obliqui (/i/). Esempi:
laviniaque] lavin[[i]]aque a
laviniaque] lavin[[.]]aque a
laviniaque] lavin’i’aque a
laviniaque] lavin/i/aque a
Si precisa che la correzione è eseguita dallo scriba principale (a1) se si vuole segnalare un intervento successivo alla prima fase di copiatura (a), es.
laviniaque] lavina a lavinaque a1 corr. a2
Quando occorre è specificato se a1 impiega un inchiostro diverso da a. Le mani successive sono sempre indicate nei casi d’integrazione di un verso intero, e spesso per una parola (per singole lettere sarebbe troppo azzardato identificare una mano precisa). La dicitura usata è 23] hunc u. om. a suppl.a2. Se si tratta di un verso spurio si troverà invece: 23] hunc u. non habet a add. a2.
Per il resto, i casi di correzione possibili sono di due tipi:
- laviniaque] lavinaque a2
- laviniaque] lavina a corr. a2
Se non è possibile distinguere la mano correttrice, si usano diciture più generiche:
apc = post correctionem
aac = ante correctionem
es. laviniaque] lavinaque aac (questa dicitura implica che il testo finale di a è laviniaque)
Nell’apparato sono segnalate anche varianti interlineari o marginali (in genere introdotte da vel, aliter et sim.), o glosse che tramandino varianti o che aiutino a capire l’interpretazione di una lezione (spesso introdotte da id est o sim.). Le varianti sono seguite dalla dicitura (v), le glosse da (g). Esempi:
laviniaque] lavinaque a2(v)
laedent] laedunt a nocent a3(g)
ORTOGRAFIA
Si segnala sempre:
-l’uso erroneo dell’aspirata;
-la terminazione in es/is del nominativo e accusativo plurale;
-l’assimilazione di consonanti (dl/ll; df/ff; mn/mm);
-l’uso di c in luogo di k.
Si trascurano (salvo casi particolari*):
-la confusione tra i/y;
-la confusione tra t/c (es. nelle parole socius, spacius);
-la semplificazione di dittonghi o di grafemi consonantici (ae/e; oe/e; ph/f);
–michi per mihi (molto frequente nei manoscritti beneventani);
-l’uso di grafie come extincta (per exstincta) e simili.
*Laddove la differenza tra due varianti sia significativa (per alcuni nomi propri o parole che assumono diverso significato, es. arte/ arce) si indicano tutte le varianti ortografiche. Se per un’altra ragione si cita in apparato una parola contenente una delle varianti generalmente trascurate, si tiene conto anche di essa: maestas] mestes a. Tuttavia, se la variante formale è presente anche in altri manoscritti che non presentano la semplificazione del dittongo, la lettera omessa è indicata tra parentesi: maestas] m(a)estes abc.